11 - Giancarlo Marinelli

 

 Uno dei primi obiettivi per questo mese nella challenge Escape Ciambelle è stato quello di leggere un libro con un numero nel titolo. Automaticamente mi sono diretta verso questo libro che avevo comprato alcuni mesi fa e che mi ispirava molto, sebbene con qualche timore perché visto il periodo tremendo che il mondo sta vivendo non mi sembrava il caso per la mia salute mentale leggere un libro su di una tragedia.

11 racconta le giornate precedenti e seguenti l'11 settembre 2001. Questa data è impressa in ognuno di noi, banalmente tutti sanno cosa stavano facendo quel giorno e cosa hanno provato. Centinaia di immagini orribili sono ancorate nella nostra memoria e le testimonianze dei superstiti e dei pompieri sono travolgenti.

 

 

Giancarlo Marinelli, "11", la nave di Teseo, 2021, 319 pagine

 

 

Giancarlo Marinelli non ha certo scelto la via più facile per raccontare l'accaduto. I suoi capitoli cortissimi danno un senso di ansia e di anticipazione della catastrofe, ma creano anche un po`di confusione all'inizio. Troppi punti di vista, troppi nomi da ricordare e da collegare tra loro. Mi stavo perdendo nella lettura che diventava a tratti surreale. Poi un'indizio capitale a metà libro ha chiarito alcuni elementi e da lì in poi la storia esce dalla nebbia e diventa molto più simile ai ricordi di quel giorno. Le foto che illustrano il libro fanno il percorso inverso, cioè da nitide e riconoscibili all'inizio diventano rettangoli neri terrificanti alla fine. La lucidità della tragedia raggiunge il buio pesto dello smarrimento e della paura. Il cerchio si chiude.

Marinelli ha preso spunto dalle foto di un giovane elettricista realmente esistito, Konstantin Petrov, che durante i turni di notte nel World Trade Center scattava fotografie del ristorante, degli uffici deserti a quell'ora, dettagli che sembrano insignificanti ma che acquistano un tutt'altro valore dopo la tragedia.

 Il racconto mette in scena altri personaggi: i Bush padre e figlio, Laura Bush, Condoleeza Rice, Henry Kissinger, Mychal Judge (prima vittima ufficiale dell'attentato) e lo scrittore Harold Pinter, conosciuto per il suo Premio Nobel ma anche per le sue posizioni anti americane molto agressive. Pinter è all'origine nel libro dell'indizio decisivo che getta un'altra luce sul racconto.

Non è un libro facile, soprattutto all'inizio, mi sono proprio chiesta in che posto ero capitata, non arrivavo a connettere gli elementi tra loro. Ma ho fatto bene a resistere perché a libro terminato mi sono accorta di avere assorbito tanto, di aver provato, come quel giorno di ventun anni fa, un sentimento indescrivibile e profondo fatto di tante cose (rabbia, dolore, paura, sgomento).

Non mi sento di consigliarlo a tutti, soprattutto in questo periodo così difficile. L'ansia che ho provato 20 anni fa è intatta nella mia memoria e fa eco a quella che sento da più di venti giorni, ma comunque ritengo che non sia stato un errore leggere questo libro adesso, anzi, è forse un modo per continuare a percepire che le tragedie e le guerre colpiscono persone vere, non numeri e statistiche.

 

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