Tutto il blu del cielo (Tout le bleu du ciel) - Mélissa da Costa
Non so
proprio come cominciare questa recensione. Ho paura di scrivere cose che
potrebbero urtare tutti quelli e tutte quelle che hanno amato alla follia
questo libro e che giustamente ne tessono le lodi. Perché penso che « tutto
il blu del cielo » abbia delle indiscutibili qualità e sono
veramente io a non capire queste qualità e a percepire l’emozione che l’autrice
ha trasmesso a tante persone. Mi duole quindi il cuore nel
dire che non ho apprezzato particolarmente questo libro.
L’anno scorso, convinta dalle recensioni più che positive sia in Francia, in Svizzera che in Italia, avevo letto « les lendemains » (« i quaderni botanici di Madame Lucie »). La prima parte mi era piaciuta moltissimo, la violenza con la quale la vita se la prende con Amande è stata devastante da leggere. Ho riconosciuto delle qualità di scrittura a Mélissa da Costa, la sua bravura nel saper raccontare la disperazione e il lutto iniziale. Poi più niente, mi è sembrato di leggere un libro sul benessere, uno di quei manuali sull’autostima, la resilienza, la felicità nelle piccole cose e robe di questo tipo. Tutto quello che non mi piace e che trovo sempre artificiale e superficiale.
Mélissa Da Costa, "Tutto il blu del cielo", Rizzoli, 2022, 624 pagine
"Tout le bleu du ciel", le Livre de Poche, 2020, 840 pagine
Con la lettura di « Tout le bleu du ciel » ho voluto capire se questa mia prima impressione su Mélissa da Costa fosse troppo severa. Purtroppo, anche se la mia lettura è stata molto scorrevole e a tratti anche piacevole, ho capito che proprio quest’autrice non fa per me.
Émile è un
ragazzo di ventisei anni come tanti altri. Una vita più o meno soddisfacente,
una rottura sentimentale che lo ha segnato, una famiglia molto presente e un
miglior amico, Renaud, che è diventato papà da poco. Ma un giorno tutto
crolla : Émile soffre di una forma di Alzheimer precoce che non gli lascia
tanto tempo da vivere. Rifiuta la malattia, rifiuta tutto, rifiuta di essere un
peso per la sua famiglia e soprattutto rifiuta una cura sperimentale che
potrebbe allungare la sua vita. Compra un camper, passa un’annuncio in un
giornale per trovare un compagno di viaggio e decide di percorrere la Francia e
soprattutto i Pirenei e l’Occitania. Una risposta arriva. Si chiama Joanne, si
presenta all’appuntamento con uno zaino enorme che la fa sembrare ancora più
piccola. Non sorride, si veste tutta di nero e si nasconde dietro a un enorme
cappello. I primi giorni sono un po` tesi, il silenzio regna sovrano, Emile si
pente quasi. Ma Joanne si rivela piena di risorse. Nasconde un segreto che l’ha
spinta ad accettare l’offerta di Émile ma non ne parla. A poco a poco i due apriranno le porte dei loro cuori fino a essere totalmente onesti l'una verso l'altro.
Quello che
mi è piaciuto di più in questo libro è il viaggio, i paesaggi e la descrizione
dei piccoli villaggi dove Émile e Joanne si fermano. Mi è venuta voglia di
tracciare il percorso su una cartina e scoprire così le bellezze che i
protagonisti vedono. Un’altro aspetto che mi è piaciuto è la descrizione della
malattia di Emile e le sue crisi. Come in « i quaderni botanici di Madame
Lucie » Mélissa da Costa è stata bravissima nel descrivere le fasi
di smarrimento di Émile e certe scene del passato di Joanne, quando la tensione emotiva si fa forte la scrittura diventa molto più interessante.
I personaggi mi sono piaciuti anche se mi hanno irritata a tratti. Émile è un ragazzo come tanti che sembra superficiale ma che nel momento in cui scopre la sua malattia sente che non c’è tempo da perdere e deve riprendersi quei pochi anni di vita che gli rimangono. Matura al contatto di Joanne, si stacca dalla sua ossessione per la sua ex (che sinceramente è descritta in modo grottesco, un cliché di ragazza frivola e arrogante che fa i dispetti come una bambina) e vive giorno dopo giorno cercando di riempirsi gli occhi delle bellezze dei paesaggi.
Joanne è più complessa, più consapevole che questo viaggio che ha intrapreso è una fuga per lei, non deve imparare più niente, deve solo cercare di domare il dolore feroce che sente dentro di lei e di dare a Émile tutto quello che può per farlo stare bene fino alla fine. Il suo segreto era scontato sin dall’inizio, il finale pure. E mi dispiace, perché penso che meritava una risoluzione della sua storia molto più originale.
Le
tematiche sono tante in questo romanzo : la malattia, il lutto, l’amore,
l’avventura, la rabbia. Ma anche il vegetarianesimo, la meditazione in piena
coscienza e la vita in communità. Ed è questo aspetto più filosofico del libro che mi ha lasciata perplessa non per il messaggio in sé che è molto interessante ma nel
modo troppo evidente e utopico con il quale viene trattato e messo nella storia, a colpi di citazioni di Paulo Coelho e altri autori. Nascondere un po`più in profondità la vena filosofica del libro avrebbe dato maggior rilievo, secondo me, al messaggio che l'autrice vuol far passare evitando l'effetto manuale.
Mélissa da Costa fa parte di una galassia importante di autrici francesi che raccontano di vite frantumate e di resilienza (Agnès Martin Lugand, Valérie Perrin, Agnès Ledig, Laurence Peyrin per citarne alcune e purtroppo quella che mi piace di più, Laurence Peyrin, non è stata tradotta in italiano). Da Costa è stata molto publicizzata e osannata ed è stata tradotta in molte lingue. Ho letto il libro in francese ma ho letto i primi capitoli anche in italiano e li ho trovati molto curati. Elena Cappellini, la traduttrice, ha fatto un lavoro eccellente.
Se volete leggere recensioni molto più entusiaste della mia vi rimando a quella bellissima di La Libridinosa.
E se amate storie che vi portano lontano, cito alcuni titoli che mi sono piaciuti tantissimo :
Virginie Grimaldi, « è ora di riaccendere le stelle", Fabbri, 2019, 335 pagine : una storia bellissima, divertente e commovente. Anna vede la sua vita cadere in pezzi, si rende conto di non essere presente per le figlie, Lily e Chloé e di non avere quasi più un soldo. Decide improvvisamente di partire con loro per il Capo Nord a bordo di un camper e cercare di ricostruire i legami che si sono allentati. Per i miei gusti, Virginie Grimaldi è una garanzia, so che riderò e mi commuoverò con i suoi racconti. È un peccato che non abbia avuto il successo che merita in Italia.
Michael Zadoorian, « la vita in contromano", Marcos y Marcos, 2009, 282 pagine : Ho adorato seguire Ella e John nel loro ultimo viaggio, la loro voglia di fuggire dagli ospedali (come Émile), dalla chemioterapia e dall’Alzheimer con un camper e i loro risparmi. Queste due persone anziane mi sono entrate nel cuore e ne conservo un ricordo eccellente. Un film è stato tratto da questo libro, con Helen Mirren e Donald Sutherland.
David Whitehouse, "la piccola biblioteca con le ali ", Sperling & Kupfer, 2016, 301 pagine : una scoperta inattesa e molto piacevole ! Bobby è un bambino di dodici anni, bullizzato a scuola. Il padre lo picchia e la sua nuova moglie non se ne occupa.Sua madre è andata via, ma Bobby è convinto che tornerà. L’unico suo amico è un ragazzo più grande, Sunny, che sogna di diventare un cyborg, una specie di Terminator che proteggerà Bobby da tutto e tutti. Quando incontra la piccola Rosa, una bambina « diversa » e la sua mamma Val, per Bobby tutto cambia. Dopo uno schiaffo di troppo, il bambino fugge da casa sua. Sconvolta, Val decide di trarlo in salvo. Sa che il bibliobus che pulisce ogni settimana sarà presto rottamato e decide di rubarlo. Bobby, Val e Rosa intraprendono un viaggio attraverso l’Inghilterra inseguiti dalla polizia e sulla strada incontreranno Joe, un ex soldato dal passato complesso. Ho trovato questo libro molto poetico e umano, mi è rimasto nel cuore.
Insomma, se vi piacciono i camper, la vita all’aperto, i grandi spazi del mondo, la scelta è tanta!

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