Sempre tornare - Daniele Mencarelli

 

Non sapevo due cose di questo libro, la prima è che fa parte di una trilogia  che comprende l'eccellente "tutto chiede salvezza" e "la casa degli sguardi" ( che non ho letto). La seconda è che non sapevo che questo percorso di scrittura cominciasse con la fine e risalisse alle origini del malessere di Daniele, il protagonista.

 

Daniele Mencarelli, "Sempre tornare", Mondadori, 2021, 322 pagine


Estate 1991. Dopo una notte di sballo in una discoteca famosissima che tutti i giovani  sognano di frequentare, il giovane Daniele, 17 anni, si allontana dai suoi amici perché si vergogna di una cosa accaduta nella notte, non vuole salire in macchina per continuare la sua vacanza ma decide di tornare a casa in autostop. Durante il suo percorso, incontra tante persone, tante vite diverse e con ognuna cerca di tessere un rapporto cordiale e magari più profondo. Senza documenti né soldi, Daniele cercherà di farsi offrire un pasto o un posto dove dormire, con l'ansia nel corpo e la consapevolezza che la sua situazione può far sorgere molti timori nelle persone che si fermano e gli danno un passaggio. Dalla prima riga si capisce che il giovane non è sereno, tanti tormenti gli impediscono di godersi appieno la sua adolescenza, ogni momento felice suscita in lui una profonda malinconia, l'impressione di non meritare gioia.

 L'odissea di Daniele non è un percorso di  crescita, non è un viaggio iniziatico, è un viaggio di presa di coscienza della sua salute mentale. Un percorso molto lungo e imprevedibile per cercare di uscire da questa spirale lo attende al suo ritorno e il sostegno della sua famiglia sarà determinante. Per questo il romanzo è piuttosto onesto.

Però mi ha delusa. Mi aspettavo a un'evoluzione nello stile di Mencarelli e invece ho avuto l'impressione di leggere un romanzo d'esordio dove tutte le qualità dello scrittore sono ancora acerbe. Troppe ripetizioni, troppi personaggi più o meno necessari, troppo poca sostanza. Le riflessioni di Daniele sono certo quelle di un ragazzo di 17 anni ma sembrano copiate dai giornalini per adolescenti.

 Tutta la vicenda, anche tenendo conto del fatto che si svolga negli anni '90 e del fatto che Daniele non stia bene, sembra esagerata e poco plausibile. Prendere in macchina un ragazzino, non fidarsi troppo ma offrigli comunque l'ospitalità mi risulta forzato. L'evento che scatena tutta l'avventura è certamente significativo ma non certo così traumatico, anche se capisco che lo stato mentale di Daniele ingigantisca il tutto e che l'intento dell'autore è certamente di mostrare che i giovani non pensano solo a divertirsi e a ballare. Certi hanno anche delle fragilità enormi che ereggono un muro tra la spensieratezza degli altri e loro stessi.

 Secondo me non si può leggere e apprezzare "sempre tornare" senza leggere almeno uno degli altri volumi della trilogia. Tutta la profondità che ho trovato in "tutto chiede salvezza" mi è stata necessaria per capire almeno in parte Daniele. 

A distanza di una settimana dalla fine della mia lettura non è mi è rimasto un granché di concreto o di emozionante nel cuore, i personaggi si sono evaporati nel caldo di questo fine giugno lasciandomi solo un vago ricordo e basta.

Ma ammetto che Daniele mi torna in mente ogni tanto, penso a lui come penso a mio figlio che ha la stessa età e un po´di fatica a collocarsi nel mondo, penso a lui e a come vorrei proteggerlo o sgridarlo a seconda dei momenti, proprio come farei con mio figlio. E forse è la ragione migliore per aver terminato questo libro.





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