Cinquecento catenelle d'oro - Salvatore Basile

Sono una lettrice che adora i libri cartacei, che li sfoglia, li tocca e li ammira in libreria.Non potrei mai privarmi del piacere di tenere in mano decine e decine di pagine che contengono storie che mi faranno provare tanti sentimenti. Però non disdegno affatto il libro digitale perché è comodissimo e in certi casi, come in questo, mi salva dalla delusione di non poter portare a termine un obiettivo della challenge delle Ciambelle ideato da La Libridinosa, Due lettrici quasi perfette e la Biblioteca di Eliza.

Essendo tornata a Ginevra dove le librerie con un reparto italiano sono due (DUE!) non sono riuscita a reperire la versione cartacea di "cinquecento catenelle d'oro" di Salvatore Basile. Grazie al mio e-reader ho potuto scaricare tranquillamente questo romanzo e ho potuto apprezzare una storia bellissima che ho letto in un pomeriggio. Ma leggere su uno schermo, anche se veramente studiato in tutti i dettagli per essere comodo, pratico e veloce, non rimpiazzerà mai e poi mai un libro "vero".


Salvatore Basile, "Cinquecento catenelle d'oro", Garzanti, 2022, 202 pagine (in ebook) / 192 pagine (in cartaceo)


A Calandra, un paesino perso nella campagna napoletana, la vita è scandita dal lavoro e dalla fatica. La proprietaria di tutti i terreni del paese è la baronessa Matilde, una donna definita zitella da tutti e sopratutto da suo fratello Arturo. Matilde è gentile, discreta e tratta i suoi mezzadri senza disprezzo e tutti, pur trovandola un po`strana, le vogliono bene.

Antonio Pepe è un mezzadro di Matilde e la sua vita ruota intorno al lavoro, a sua moglie e a sua figlia Maria. Antonio è un uomo semplice, intelligente e anche abbastanza moderno per questa fine di diciannovesimo secolo. Tratta sua figlia con amore e sua moglie con rispetto e capisce perché quest'ultima sia profondamente insodisfatta e arrabbiata col mondo intero. Maria cresce quindi in un ambiente difficile ma nutrita dall'amore di suo padre e dal suo insegnamento. Un giorno Antonio manda Maria a casa di Matilde a deporre un cesto di fragole. Profondamente affezionata alla bambina e con la scusa di aver bisogno di una governante in più, la baronessa impara in segreto a leggere e a scrivere a Maria. Nessuno deve saperlo perché l'istruzione è per i ricchi e non certo per i contadini.

Antonio è costretto dopo alcuni eventi tragici a emigrare negli Stati Uniti. La vita di Maria si spezza in due. Rimane sola con una madre che la guarda come si guarderebbe una zecca e che è convinta che appena messo piede in America Antonio l'abbia già tradita e messo su un'altra famiglia.

Le foto et le lettere che Maria riceve da suo padre rappresentano la speranza e la voglia di resistere. Vede suo padre più magro, con un sorriso leggermente forzato e che racconta di un mondo gigantesco dove i palazzi toccano il cielo e le foto si muovono. Quando Domenico, un giovanissimo fotografo, arriva a Calandra, il mondo esterno arriva con lui. Sogni di altri paesi, della grande città di Napoli, di altri modi di vivere riempiono la testa e il cuore di Maria. E anche l'amore che piano piano cresce nel petto dei due poco più che adolescenti alle prese con tradizioni e modernità, con la terra che nutre e la tecnologia che fa sognare.

Ho trovato questo libro estremamente poetico, delicato e umile. La vita di Maria è raccontata con estrema cura e pudore. In tanti libri che trattano di tematiche femminili e migratorie, la componente violenta è presente in modo ostentatorio e quasi gratuito senza una ragione abbastanza valida e che servi alla narrazione. Niente di questo in "cinquecento catenelle d'oro". La violenza c'è, fisica e psicologica, ma passa attraverso il filtro dei personaggi, è rielaborata per essere totalmente immersa nel racconto e dargli una bellissima profondità.

La prima parola che mi viene in mente per descrivere il personaggio di Maria è conquista. La conquista della sua vita, della sua terra, della sua indipendenza e del suo futuro. Ha un carattere complesso, fatto di amore ma anche di disprezzo verso le ingiustizie. È curiosa, registra tutto nella sua mente con precisione, non fa sconti alla madre e la tratta come merita. Sapere leggere e scrivere è il dono più prezioso che Matilde le ha fatto. Per diventare  la persona che vuole essere, per non lasciarsi travolgere dalle manipolazioni degli altri e tenere sempre la testa alta.

 Ho apprezzato molto la relazione di Maria col padre perché è piena d'amore e di rispetto, Antonio è un uomo moderno rinchiuso in una prigione di tradizioni e pregiudizi che non vuole per sua figlia. Trova in Matilde un'alleata anche se non lo ammetterebbe mai e la lascia imparare a leggere e a scrivere a Maria. Ho trovato estremamente commovente il rapporto del padre con l'istruzione, sa che non è solamente una roba da preti come si diceva un tempo ma che può salvare sua figlia e darle un'indipendenza.

La madre di Maria è veramente detestabile, ho provato una rabbia impotente davanti a certe scene e anche se si sanno alcune cose del suo passato non sono riuscita a comprenderla. La sua visione della vita è ristretta, cinica e crudele. Maria la sopporta, la odia, non riesce a capirla come fa suo padre, ostacola ogni sua decisione e non si piega alle sue suppliche maligne. La sua presenza nel romanzo mette in luce non solo il carattere solido e fiero di Maria ma anche e sopratutto la bontà di Antonio che non è ingenuità bensì una capacità di capire tutto et tutti senza giudicare. 

 Non oso dilungarmi sul fratello di Matilde, Arturo, che è un personaggio importantissimo perché rivelerei troppe cose della storia. Posso soltanto scrivere che è un uomo avido e crudele disposto a tutto pur di ottenere richezze e prestigio, tutto il contrario di sua sorella che è consapevole di essere nata fortunata ma che rimane umile e, cosa ancora più importante, libera da ogni legame grazie alla sua condizione di "zitella".


La storia scorre veloce, con uno stile trasparente come l'acqua che Maria attinge dal pozzo, bello e poetico. Fino all'ultimo capitolo che forse non avrei dovuto leggere.

Per certi versi è un finale logico e che appaga la curiosità del lettore, un epilogo che pone fine alla storia in maniera netta. Ma io avrei preferito un finale aperto, dove ognuno poteva continuare la storia secondo la sua imaginazione. Certi eventi raccontati in questo finale sono inverosimili (penso a quelli riguardanti la madre) e certi frettolosi. Chiudere una storia così bella in maniera così precipitata è un peccato perché non rende giustizia ai personaggi e alla poesia dell'insieme del libro.

Non vedo l'ora di leggere l'altro libro di Salvatore Basile che si intitola "lo strano viaggio di un oggetto smarrito" che mi incuriosisce molto e spero di ritrovare nello stile dell'autore la stessa poesia che ho apprezzato in "cinquecento catenelle d'oro".


 



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