Quando tornerò - Marco Balzano
Ultimi giorni di questo 2022 strano e che è stato segnato proprio alla fine dal Covid. Ebbene sì, ci sono passata anch'io con qualche linea di febbre, stanchezza e naso che cola. Niente di particolarmente grave se non fosse che i miei figli sono in piena sessione d'esami ed è apparso più che necessario non rifilare il virus a loro. Fortunatamente è andata bene, io e mio marito siamo di nuovo negativi e la vita può andare avanti!
In questo contesto leggere è stato un po`difficile ma non mi sono scoraggiata. E ho finito ieri un libro bellissimo che dormiva da un anno nella mia biblioteca e che ha trovato il suo momento.
"Quando tornerò" è un libro che ricorda "Orfani bianchi" di Antonio Manzini che raccontava anche lui la difficile vita delle badanti che arrivano dall'est Europa in Italia e che si ritrovano a fare i conti con anziani difficili e famiglie che vanno da disfunzionali a propriamente detestabili.
Marco Balzano, "Quando tornerò", Einaudi, 2021, 197 pagine
Daniela vive nella campagna rumena, ha due figli adolescenti e un marito instabile che beve e non sa mantenersi un lavoro. Daniela faceva l'impiegata ma la paga non riusciva a far vivere la famiglia. Così, come tante altre donne, decide da un giorno all'altro di andare a lavorare in Italia. Fare la badante non è mai stato nei suoi piani, prova nausea davanti ai corpi degli anziani, non ha una formazione adeguata. Eppure trova subito un posto per accudire un vecchio scorbutico, solitario e violento. Sarà il primo di una serie di persone di cui Daniela si occuperà come meglio può, come meglio crede, con sulle spalle il peso dei rimorsi, dei sensi di colpa per aver lasciato i suoi figli soli con la nonna. Angelica, la più grande, non vive bene questa situazione e si sente troppo presto ricoperta di responsabilità che alla sua giovane età non dovrebbero essere le sue. Ma nonostante questo si occupa del fratello, cerca di tenere fermamente quel brandello di legame che li unisce. Manuel, invece, è un tipico adolescente, sente anche lui la mancanza della madre ma lo nasconde sotto strati di indifferenza che irritano non poco la sorella e la povera Daniela che sente nelle loro telefonate solo impazienza e fastidio. Un incidente grave farà tornare Daniela in Romania e la lascerà ancora più stremata.
Ho amato tantissimo questa storia fatta di rassegnazione, dolore, precarietà e solitudine.
Quella di Daniela, catapultata in un paese straniero, è una solitudine lacerante e crudele. Ogni ora che passa è un colpo al cuore, un senso di colpa in più e la consapevolezza che forse non tornerà più indietro.
Quella di Angelica è una solitudine segnata dalla forte impronta materna, anche lontana continua a modellare la sua vita e a darle a lei, poco più che diciotenne, troppe responsabilità, troppe cose da gestire. Angelica non pensa che ad andarsene e forse ritiene ingiusto che sia sua madre ad essere andata via da questa campagna ostile e senza prospettive. Non vede l'enorme sacrificio fatto da Daniela, o forse lo rinnega essendo anche lei infelice e imprigionata. La communicazione tra le due è sempre tesa, alterata dalla distanza e dalle continue raccomandazioni di Daniela.
Quella di Manuel è forse la più evidente da capire, la più universale, quella di un adolescente rimasto praticamente orfano che non vede in suo padre un modello ma che nello stesso tempo ritiene che sua madre sia scappata, si sia liberata dal suo ruolo di mamma per andare a guadagnare soldi. Non ha molti amici, è solitario, gioca con i videogiochi, si rinchiude in un'apatia che non gli fa male. Fino a quando il suo destino precipita e dopo mesi di nebbia troverà la forza di ritrovare un senso alla sua vita e di fare scelte che lo renderanno più felice.
Ho avvertito in questo romanzo un forte senso di ingiustizia, una rabbia molto forte che mette in luce questa migrazione silenziosa di donne costrette dalla povertà ad occuparsi di anziani, un lavoro sfiancante e per il quale non sono minimamente preparate. Come scrive benissimo Marco Balzano a fine romanzo, questa migrazione viene occultata, come la polvere sotto il tappeto, invece quella maschile è messa proprio in evidenza ed è il punto cardine delle politiche più agghiaccianti in termine di diritti umani. Ancora una volta le donne vengo invisibilizzate, ridotte al silenzio e relegate a ruoli di cura e accudimento.
Seguire Daniela nel suo percorso di vita è molto forte e triste anche nelle sue contraddizioni. Ho notato nella sua relazione con i figli una disuguaglianza, una preferenza marcata verso il figlio, indipentemente da quello che gli succede, mentre per la figlia nutre un sincero amore ma sempre mescolato a diffidenza, alla voglia forse inconscia di prepararla a una vita molto simile alla sua nonostante affermi il contrario. Riproduce in maniera involontaria lo schema della sua propria esperienza e ad Angelica non rimane altra soluzione che ribellarsi e far valere le sue scelte.
Marco Balzano scrive egregiamente, senza allungarsi troppo né riducendo la storia a un racconto scarno. C'è tutto in queste pagine: emozione, realtà e forza. Forza di vivere nonostante tutto, forza di andare avanti, forse a volte come automi, ma l'importante è non rimanere fermi e continuare a crederci.

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